× Pittura ad Olio

ANTONELLO A. .........in cammino verso l'olio

09/05/2021 17:37 - 09/05/2021 22:01 #9706 da Molinari.Alessandro
:) bene proviamo ora a sfumare i petali neri facendo assumere a questi una tonalita' digradante in valore dalla periferia al centro:



Come vedete e' successo qualcosa.....gia' ma cosa?

Semplice il sistema visivo ha diviso in due l'immagine considerando i petali sfumati piu' o meno scuri e l'area ricompresa al centro che e' bianca tanto quanto la periferia, come la prima zona mentre tutto il foglio bianco all'esterno come seconda zona. Della prima, essendo il bianco del foglio la parte piu' chiara lo ha assunto come "chiave" e vi ha applicato uno schiarimento del valore chiaroscurale.
Nella seconda c'e' solo il bianco, colore piatto e dunque non puo' che mostrare la tonalita' del bianco.

TUTTAVIA dato che l'immagine e' una sola, nel primo caso dovrebbe mostrare un bianco piu bianco del BIANCO ,scusate il gioco di parole, nel secondo caso il bianco e basta.
Come fare? Naturalmente per il nostro cervello questo non e' affatto un problema :) anzi....

Questo, detto tra parantesi e' il meccanismo che ci permette di distinguere in una scena complessa se stiamo guardando una qualche fonte luminosa; ad esempio un faro acceso durante le ore di luce. Non e' un fatto molto intuitivo ma e' cosi' ;)


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09/05/2021 18:25 - 09/05/2021 18:30 #9707 da Molinari.Alessandro
Conoscere bene la materia, come vedete, non e' affatto facile.....la pittura e' ostica, ben piu' ostica e difficile di molte altre attivita', non fosse altro che oltre alle conoscenze si deve poi anche padroneggiarle nella pratica, ovvero sulla punta del pennello.

Questo signore dal nome impronunciabile: Arkhip Kuindzhi conosceva bene questi argomenti che vi ho esposto e li padroneggiava con rara sensibilita'. Isuoi quadri, una volta esposti al pubblico non di rado venivano staccati dal muro per verificare se per caso vi fosse una qualche fonte di luce nascosta dietro la tela ;)


Anche il pittore inglese sempre della seconda meta' ottocento John Atkinson Grimshaw non scherzava:


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09/05/2021 21:12 - 09/05/2021 21:17 #9708 da Molinari.Alessandro
:cheer: ultimo argomento :angry: anzi penultimo

Torniamo al mondrian illuminato con luce verde uniforme e dunque agli effetti percettivi della luce colorata.

Abbiamo visto che i rettangoli che sono dipinti con i colori acromatici nel quadro originale, ovvero i bianchi, grigi e neri, divengono rettangoli colorati del colore della luce (e dunque il verde), anche se poi a quadro ultimato la percezione modifica questi colori, schiarendoli o scurendoli, ma soprattutto levando un poco del colore della luce (non tutto! :) ) ovvero li percepiamo meno verdi di quanto siano.

Ipotizzando di completare il quadro, non con i colori giallo, blu e rosso ma con un unico colore grigio avremo questa conseguenza:




i rettangoli che percepiti colore magenta-grigio ed il rettangolo grigio sono colorati tutti con lo STESSO GRIGIO, quindi quel colore magenta e' un effetto percettivo, CONTRASTO SIMULTANEO.

Cancellando i rettangoli con le sfumature di verde infatti:



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09/05/2021 21:25 #9709 da Molinari.Alessandro
:) cosa e' successo? Nulla di strano, e' successa la stessa identica cosa che accade quando dipingiamo il resto del quadro con le tonalita' colorate relative al blu, rosso e giallo.
Come ho spiegato te tonalita' vengono trasformate percettivamente secondo la logica della mescolanza dei colori, ovvero la mescolanza con il colore della luce (che nel caso e' il verde).

Ebbene un grigio acromatico deve essere trasformato in una tonalita' complementare al colore della luce, ovvero il magenta che e' il colore opposto sulla ruota dei colori di quel verde.

Quindi quello che ho presentato non e' altro che una variante dello STESSO MECCANISMO descritto in precedenza.

Il fatto che i grigi tendano a essere percepiti con una sfumatura del colore complementare dell'area che li circonda, e' definito nella tradizione pittorica come contrasto simultaneo; noi abbiamo visto che altro non e' se non un caso particolare dei meccanismi precedentemente descritti ovvero la costanza di colore e chiarezza.

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09/05/2021 21:28 - 09/05/2021 21:37 #9710 da Molinari.Alessandro
:) altre osservazioni:

1) gli effetti percettivi sui rettangoli acromatici, una volta completato il quadro con il grigio sono ridotti, ovvero i rettangoli che si dovrebbero percepire bianchi non sono cosi' bianchi e via discorrendo per il grigio ed il nero.

2) a conferma che si tratta di una applicazione del meccanismo della costanza di colore e non di un meccanismo separato ed indipendente osserviamo che:


Se uso un grigio il cui valore chiaroscurale e' maggiore del rettangolo verdastro che funge da chiave dell'immagine, ovvero quello che dovrebbe essere percepito come bianco, allora e' il mio grigio che assume il ruolo di chiave e dunque il nostro apparato visivo divide in due sottoimmagini diverse il quadro e l'effetto del grigio che viene percepito del complementare del verde scompare. Questo e' del tutto ragionevole in quanto la luce di quella sottoimmagine non e' verde ma acromatica e dunque vedo il grigio esattamente come e' da isolato, ovvero identico al rettangolo a destra

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10/05/2021 21:14 #9711 da Molinari.Alessandro
:) “Il lume del fuoco tinge ogni cosa in giallo; ma questo non apparirà esser vero, se non al paragone di cose illuminate dall'aria; e questo paragone si potrà vedere vicino al fine della giornata, o sí veramente dopo l'aurora, ed ancora dove, in una stanza oscura, dia sopra l'obietto uno spiracolo d'aria, ed ancora uno spiracolo di lume di candela, ed in tal luogo certamente saran vedute chiare e spedite le loro differenze. Ma senza tal paragone mai non sarà conosciuta la lor differenza, salvo ne' colori che han piú similitudine,…omissis”

Leonardo da Vinci Trattato sulla pittura n. 244

Ecco qui! Non penserete che io abbia scoperto qualcosa di nuovo vero? :(

No non e’ cosi’ e non potrebbe esserlo, eppure riporto la sua frase solo alla fine della mia trattazione perche’ penso che le mie dimostrazioni non abbiano bisogno di appoggiarsi alla pur notevolissima autorevolezza di questa fonte, ma che si reggano da sole grazie ad una certa logicita’ intrinseca. :)

Pero’ voglio continuare e terminare il discorso ed e’ meglio avvalersi delle parole del Maestro:

“Se vuoi fare che la vicinità di un colore dia grazia all'altro che con quello confina, usa quella regola che si vede fare ai raggi del sole nella composizione dell'arco celeste, per altro nome iris, i quali colori si generano nel moto della pioggia, perché ciascuna gocciola si trasmuta nella sua discesa in ciascuno de' colori di tale arco, come sarà dimostrato al suo luogo. Ora attendi, che se tu vuoi fare un'eccellente oscurità, dàlle per paragone un'eccellente bianchezza, e cosí l'eccellente bianchezza farai con la massima oscurità; ed il pallido farà parere il rosso di piú focosa rossezza che non parrebbe per sé in paragone del paonazzo; e questa tal regola sarà piú distinta al suo luogo.
Resta una seconda regola, la quale non attende a fare i colori in sé di piú suprema bellezza che essi naturalmente sieno, ma che la compagnia loro dia grazia l'uno all'altro, come fa il verde al rosso, e il rosso al verde, come fa il verde con l'azzurro. Ed evvi un'altra regola generativa di disgraziata compagnia, come l'azzurro col giallo, che biancheggia, o col bianco e simili, i quali si diranno al suo luogo.”


Leonardo da Vinci Trattato sulla pittura n. 186

Seguire il ragionamento di Leonardo, spezzettato in queste proposizioni che sono poi state riassemblate da un suo discepolo un po’ a caso e’ davvero una fatica improba!
Comunque l’ho fatto, prima con la curiosita’ di capire la pittura e poi, una volta faticosamente ricostruito il ragionamento sono tornato ad usare le sue parole poiche’ non ho trovato alternative abbastanza chiare e sintetiche da preferirgli.

Quindi vedete che egli parla di due regole, la prima che “sarà piú distinta al suo luogo” ovvero comprensibile solo se veduta in opera nella natura (della propria visione) che attiene alla modificazione percettiva dei colori che appariranno diversi da cio’ che sono e la seconda che invece attiene alla “compagnia loro dia grazia l'uno all'altro” ovvero una regola circa l’ARMONIA DEL COLORE.

Sono due cose nettamente distinte! QUESTA e’ la prima consapevolezza da acquisire, guai a confondere i due concetti fra loro.

Una cosa e’ l’effetto di modificazione reciproche della percezione di se che i colori esercitano gli uni sugli altri, una cosa e’ la sensazione di armonia o accordo (o per converso disaccordo e repulsione) che essi generano accostandosi. Nel primo caso e’ la percezione del colore che cambia nel secondo caso e’ il nascere o meno di una sensazione di piacevolezza che la percezione di due o piu’ colori armonici genera in noi. Il primo riguarda la percezione del colore il secondo riguarda la conseguenza di questa percezione.

L’ARMONIA del colore comprende tutta una serie di principi o leggi o proposizioni che vogliono indicare quali siano gli accostamenti, semplici o complessi, che generano in noi che li osserviamo sensazioni di accordo, di consonanza, di melodia. Usare termini mutuati dalla terminologia musicale viene abbastanza istintivo poiche’ la musica e’, per definizione, quella suddivisione delle frequenze delle onde sonore, che ci fa percepire sensazioni armoniche.

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