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ARGOMENTO: PITTURA, CHI SONO?

PITTURA, CHI SONO? 08/01/2019 23:34 #7169

  • Antonello Argiolas
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INCONTRI RAVVICINATI TRA ME E L'ARTE: Fatti salienti

SCUOLE ELEMENTARI
Come molti di noi, nelle scuole elementari ho praticato varie tecniche: tempera, acquerello, das, collage. Il mio maestro di scuola elementare era dotato di una buona mano. Ricordo la sua passione nel dedicarsi alle stesse attività artistiche che ci faceva sperimentare. Io, cercando di imitarlo, mi ero un pò distinto in fatto di disegno rispetto a quasi tutti i miei compagnetti, così come nelle altre materie. Ogni sabato era dedicato interamente a queste attivitá artistiche. Lo ricordo bene.

Un mio prozio fu un noto antiquario. É grazie a lui e al buon gusto di mia madre che a casa mia, come in quelle di tutti i parenti stretti, non sono mai mancati arredi d'epoca e olii su tela di buoni artisti.

SCUOLE MEDIE
In prima media il sabato si usciva da scuola alle ore 11,30. Quel sabato l'avevo aspettato tanto. Suonata la campanella mi catapultai fuori dall'istituto (Salesiani di Cagliari). Di corsa percorsi lunghissime strade in discesa. Una dopo l'altra. Non potevo mancare all'appuntamento. Diverse volte mi ero soffermato davanti a quell'espositore e mi ero ripromesso più di una volta che avrei fatto quell'acquisto. L' ultimo tratto di strada era invece in forte salita. Entrai all'upim con il fiatone e il timore di essere stato preceduto nell acquisto da qualcun altro. Tirai dritto verso il reparto. Feci un gran respiro quando davanti a me vidi ancora lì il cavalletto con la cassetta dei colori a olio. Tornai a casa con il cavalletto (da campagna), valigetta colori e libri di scuola tenuti insieme dalla cosiddetta cinghia. Quel giorno ci fu sciopero dei mezzi. Caricato in quel modo per arrivare a casa percorsi a piedi una decina di chilometri. Non ho mai dimenticato quel giorno come non dimenticai mai neanche il profumo inconfondibile dei colori ad olio.
Purtroppo non feci tanti quadri. Sei o sette quadri, credo. Uno mi fu commissionato dal cartolaio dove andavo a rifornirmi di colori e tele. Credeva che comprassi i materiali per conto di qualche artista. Quando invece gli dissi che il pittore ero non mi fece pagare un tubetto e mi diede una piccola tela gratuitamente con l' impegno da parte mia di restituirgliela dipinta. Feci un vaso di fiori e glielo portai.
Tre (credo) mi furono comperati da un mio zio per incoraggiarmi. Evidentemente investì male i suoi soldi visto che non vedendo miglioramenti smisi definitivamente di dipingere e contemporaneamente i miei quadri nelle sue mani persero di valore (sigh!!)
Un'altro quadro a carboncino lo regalai a una mia cara zia. Purtroppo nel tempo il carboncino andò volatilizzandosi non essendo stato in alcun modo fissato (se mai si potesse o si possa fissare). Qualche altro quadro, tra i più malamente riusciti e/o neanche completati finirono direttamente nel bidone della spazzatura.
Di quei miei quadri non me ne rimase in mano alcuno. Per questo motivo dopo una quindicina d'anni presi coraggio e mi recai dallo stesso cartolaio. Speravo di recuperare in qualche modo quel mio dipinto. Tentai di ricordargli il fatto e se per caso lo possedesse ancora, magari in soffitta. La risposta fu negativa e dalla faccia che fece mi fu chiaro che non si ricordasse più neanche chi fossi. Andavo lì a comperare che ero poco più che bambino, in quel momento invece ero ormai già un uomo.

ORMAI ADULTO
Nel 1988 ebbi un ritorno di fiamma. Lavorando fuori città per lunghi periodi di tempo alloggiando in albergo, compreso sabati e domeniche, per ammazzare il tempo mi comprai gli acquerelli. In quel periodo feci qualche quadro che conservo ancora oggi. Ma anche stavolta rendenodomi conto della mancanza di tecnica, e dei miglioramenti uguali a zero, abbandonai per la seconda volta questo tentativo un po' più serio.
In effetti però, a dire il vero, io non ho mai smesso di disegnare. A casa, scuola, lavoro, ecc. , in ogni momento della mia vita, mi bastava trovarmi in mano una penna, matita o qualsiasi altro attrezzo di scrittura che immancabilmente disegnavo qualcosa. Perciò il quaderno degli appunti da scolaro, piuttosto che i miei brogliacci di lavoro sono sempre stati un bombardamento di linee, schizzi, facce, fumetti, tentativi di caricature, ecc. anche se con risultati modesti.
In seconda superiore mi comperai pennino, calamaio, , china e libro di calligrafia. Feci un percorso autonomo di apprendimento partendo dalle interminabili "aste" per finire agli svolazzi dei corsivi, gotici, ecc.
Quella tecnica diede una svolta alla mia scrittura. Ancora oggi amo scrivere, delle volte mi diverte farlo anche ad occhi chiusi per misurarmi. Credo che anche il disegno come la scrittura stia nell'esercizio della gestione del rapporto tra spazio e tempo. Lo spazio, ad esempio, quale lunghezza del tratto di una pennellata, rapportata al tempo nel percorrerla dá un certo ritmo. Rispettando questo personale rapporto, che si ottiene ad esempio nella scrittura a suon di aste, ne viene fuori il nostro personale tratto che altro non è che l'equilibrio più o meno riuscito dei segni. Non riesco a spiegarmi altrimenti che, anche se in modo più o meno corretto, una persona riesca a disegnare ad occhi chiusi. Il perché non si riesca a farlo bene credo che sia dovuto al fatto che non vedendo lo spazio il rapporto lo si deve ottenere gestendo TEMPO e VELOCiTA del tratto. Cosa più difficile da gestire dal nostro corpo.
Ma queste mie convinzioni con l'arte non c'entrano niente. Ho divagato.


Dal 2015 a OGGI
Nel 2015 andai a Palazzo Reale in Milano per la mostra di VanGogh. Osservando i suoi primi schizzi, e il suo percorso di crescita attraverso i quadri, mi feci nuovamente acchiappare. Uscito dalla mostra dissi: " sabato vado a comprarmi i colori". La copia di amici, che era alla mostra con me e mia moglie, si mise a ridere di gusto. Non conoscendo i miei trascorsi credevano che scherzassi.
Il sabato che arrivò mi vide in Brera nel negozio di Crespi. Tornai a casa di nuovo bambino.
Questa volta però avevo internet, e poi..... finalmente, ho trovato quello che mi era sempre inconsapevolmente mancato: un Maestro.
La storia ormai è quella di oggi, ...... e la conosciamo bene.
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PITTURA, CHI SONO? 09/01/2019 14:28 #7174

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:) Grazie Antonello, la tua storia completa molto bene il quadro del gruppo! Ma soprattutto e' un atto di fede nei tuoi confronti, qualcosa che mi emoziona.
Ultima modifica: 09/01/2019 14:31 da Molinari.Alessandro.
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PITTURA, CHI SONO? 09/01/2019 22:39 #7176

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:) grazie a te Alessandro. Aspettiamo con molto interesse “la seconda faccia della moneta”.
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PITTURA, CHI SONO? 11/01/2019 14:18 #7177

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:) quindi eccomi di nuovo.

SECONDA FACCIA DELLA MONETA

Il sogno di rappresentare cio’ che vedevo non si e’ mai sopito pero’, non l’ho mai dimenticato del tutto.
Dopo molti anni di lavoro finalmente e’ stato possibile provare una “seconda volta” con l’arte.
E’ qui che finalmente riesco a diventare un vero artista mancato.

Non rimpiango il tempo trascorso, non mi rammarico di non avere creduto in me stesso.; cio’ sarebbe un comodo rifugio, un artefatto e non sarebbe vero, non direi la verita’.

La verita’ e’ tutto sommato molto piu’ “minuscola”, piu’ privata e piccola piccola.

La mia mano (intesa come occhio e mano naturalmente) e’ divenuta presto insufficente a rappresentare le idee visive via via piu’ complesse che si formavano in me bambino e poi giovane adolescente. Senza alimentare la mia mano con uno studio adeguato e il relativo esercizio era inevitabile la crisi.L’abbandono dell’attivita’ creativa per me e’ stato naturalmente una sconfitta, un piccolo grande trauma interiore che causo’ a suo tempo una certa sofferenza.
A quell’eta’ pero’ le sofferenze si superano presto e l’energia creativa e le prorpie speranze trovano presto altri modi, altri percorsi, perche’ la vita scorre veloce e forte.

Cosi’ e’ stato in effetti e pensavo che non avrei piu’ subito il fascino dell’arte, in effetti per 45 anni non si e’ piu’ ripresentato; ho avuto una vita professionale molto intensa, oltre ad una piena vita familiare, pensavo che tutto cio’ fosse ormai sepolto nel passato, una tappa della mia vita come tante altre, mi sbagliavo.

Dopo una crisi dovuta ad un infortunio fisico che mi costrinse per un periodo all’immobilita’ semplicemente ho ripreso in mano matita e pennelli. Ho ricominciato esattamente da dove avevo lasciato molti anni prima.

Acquisire le basi del disegno, del chiaroscuro e della prospettiva insieme alle tecniche d’uso dei colori, almeno ad un livello elementare e’ stato abbastanza semplice e veloce, questo e’ stato fatto senza aiuti di altri ovvero come si dice da autodidatta.
Questa e’ stata la prima cosa che ho fatto perche’ il riprendere l’attivita’ e’ stato per me la conseguenza soprattutto di una profonda riflessione su cio’ che mi era capitato da giovane e su quali potessero essere le mie prospettive in pittura.

Ho capito che ero stato la vittima del “pregiudizio della dote naturale” e che se avessi cominciato rimettendomi stupidamente alla prova per scoprire se avevo talento avrei fallito di nuovo. Quindi ho messo a fuoco che iniziare significava imparare il linguaggio pittorico, fare il chiaroscuro, comporre l’immagine ottenere le sfumature dei colori. Ma il conseguimento piu’ importante non sta nella abilita’ tecnica, ma nel atteggiamento mentale verso il mio stesso lavoro, cambiare radicalmente in questo ha richiesto un certo sforzo.

Riprendendo il lavoro tornano inevitabilmente tutte le paure e le angosce, i dubbi che avevano contribuito nel passato a determinare la sconfitta. A queste, per sopramercato se ne aggiungono altre tipiche di un adulto, condizionate dal proprio ambiente sociale e familiare. Quindi ho capito che dovevo lavorare su me stesso, sul mio carattere, come se fossi un bambino di 10 anni e non un uomo maturo. In pittura di fatto lo ero veramente (per fortuna!).

Disegno ancora nello stesso modo di un tempo, ho solo tanti anni in piu’ e molta piu’ esperienza e pazienza. Questo mi ha permesso di fare le mie cose in maniera piu’ organizzata e semplicemente di……Finire i lavori che comincio.

Non c’e’ quasi null’altro. E’ bastato questo. E’ bastato e basta riuscire a crederci un poco di piu’ per portare a termine il lavoro.

Cosa e come ho fatto sta anche scritto nelle molte pagine di questo forum, le persone che lo hanno frequentato ovvero proprio Voi lo hanno intuito credo.
Ogni volta, invariabilmente anche oggi, quando faccio un disegno o dipingo un soggetto ad un certo punto incontro i problemi di un tempo, la confusione, la paura tutti i sentimenti negativi verso cio’ che ho pensato fosse il mio tratto estetico caratteristico in gioventu’, si tratta di cose che non sono facilmente descrivibili. In passato alle prime avvisaglie, lasciavo perdere, cambiavo soggetti, tecniche, buttavo tutto.
Oggi e’ difficile come lo e’ sempre stato pero’ ho imparato a quel punto a mettere in dubbio la mia autovalutazione, ad accettare me stesso.
In fondo non posso piu’ migliorare molto, piu’ di cosi’ non riesco e non riusciro’ a farlo nemmeno in futuro; questo mi vado ripetendo ed e’ diventato un mantra una specie di preghiera. Arrivato a questo punto, questo lo accetto, lo posso fare.
Questo semplice passaggio mi permette di superare la collina e come si dice metaforicamente “scollinare” portando il mio sguardo oltre. Fatto questo invece si migliora il proprio lavoro costantemente.

Ho imparato che dopo questa fase della salita della collina , nella mia metafora, c’e’ la discesa, nel senso che normalmente tutto diviene piu’ facile e spessissimo si arriva in fondo al lavoro, con piena soddisfazione.
I primi tentativi dopo che avevo ripresol’attivita’ pittorica sono stati caratterizzati da una forte volonta’ di fare e da un’immersione nel lavoro molto profonda.

E’ un poco come, conscio del fatto che mi aspettava un difficile compito, preparassi una grande quantita’ di energie pronte ad essere impiegate, per superare di slancio quella “collina” rappresentata dalle difficolta’ tecniche pittoriche. Queste grandi energie le misi, all’inizio, in gioco in grandi quantita’, come se mi preparassi e fare un grande falo’ impiegando in pochissimo tempo grandi quantita’ di combustibile.

Ho imparato a mie spese che questo e’ un modo poco efficiente, ed anche per certi versi pericoloso. L’estasi permette di “salire” molto in alto, permette di sorvolare le proprie paure ed insicurezze; ma dalle vette poi si casca giu’, non si scende dolcemente. Ci si fa male, seriamente. L’instabilita’ nervosa ha effetti di portata notevole, e non e’ nemmeno il peggio che possa accadere.

Ho quindi cercato una maniera migliore, ho compreso che serve un equilibrio, una salita progressiva e non un volo ad alte quote, una fase in cui si devono accettare le proprie magagne e poi si scende con un comodo piano inclinato.
Cosi’ nel mio intimo raffiguro oggi le fasi del mio lavoro.


Ecco dunque che posso tranquillamente scrivere “sono un artista mancato”.

Gia’ ma perche’ artista mancato? L’aggettivo mi sta bene perche’ il mio modo di lavorare e’ diventato un dialogo con me stesso e non con gli altri e – anche in virtu’ di fortunate coincidenze – mi ha permesso di levarmi di torno tutti gli aspetti che inevitabilmente (e vorrei dire doverosamente) fanno parte dell’attivita’ pittorica. Quindi artista mancato!

Primo fra tutti questi aspetti, mi manca -o non sento -, la necessita’ di mostrare il mio lavoro. Per fortuna non devo dipendere economicamente dal fatto di vendere i miei lavori. Lo faccio solo occasionalmente, senza pianificarlo e cercarlo. Quindi non espongo, non cerco spazi espositivi e non cerco gallerie o venditori.
Se capita naturalmente espongo e mostro volentieri quello che faccio, qualcuno dopo avermi visitato torna a casa con qualcosa di mio, a volte regalo il mio lavoro. Se qualcuno afferma che l’arte in fondo e’ sempre stata interessata dallo scambio del denaro, dal commercio, semplicemente perdo interesse per la persona poiche’ gli stupidi mi danno noia ormai immediatamente e delle persone ipocrite non sono piu’ obbligato a tenere conto, quindi ad esse oggi semplicemente sbatto la porta in faccia.

Segue ;)
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Ringraziano per il messaggio: anna

PITTURA, CHI SONO? 11/01/2019 17:21 #7178

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quindi riassumendo nel MIO CASO e' accaduto:

1) abbandono dellìattivita' a causa della "sindrome del dono innato" da parte mia ed anche da parte del mio ambiente sociale

2) "risveglio" tardivo dopo decenni, la spinta creativa pittorica non muore mai

3) consapevolezza che avevo due problemi da affrontare, per non ritornare daccapo. Questi sono per primo apprendere i rudimenti tecnici, il linguaggio della pittura e per secondo correggere i miei difetti di carattere.

4) agire sfruttando l'esperienza di me stesso uomo maturo che ormai si conosce bene,

i miei difetti/caratteristiche dovevano diventare i miei punti di forza.

A) L'autoapprendimento l'ho sviluppato moiltissimo per esigenze lavorative, sapevo di essere un "atleta" di questa disciplina allenato al massimo grado, mi e' servito!

B ) il mio principale difetto, ovvero l'incostanza, la pigrizia e la fragilita' emotiva l'ho dovuta ricoscere e correggere per tutta la mia vita, non sarei stato in grado di avere l'esistenza che invece ho avuto, famiglia, lavoro etc. Pero' riprendendo a dipingere si sono ripresentati questi problemi.Per intervenire, ho dovuto ricominciare da zero, come se fossi tornato ad avere 10 anni e questo e' stato duro.
Ultima modifica: 11/01/2019 18:07 da Molinari.Alessandro.
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Ringraziano per il messaggio: anna

PITTURA, CHI SONO? 11/01/2019 19:40 #7179

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:cheer: Di certo che tu sia un artista mancato mi suona strano ma dal discorso che hai fatto ci sono molte cose che a livello emotivo e mentale accomunano il nostro gruppo e credo sia per questo che ci siamo incontrati, ognuno di noi sia pure con percorsi personali molto diversi ha fondamentalmente l'umiltà di conoscere i propri errori, la volontà di superarli e la consapevolezza di fregarsene di ciò che pensano gli altri. Sono d'accordo su tutto ciò che hai detto, l" unica cosa che mi spiace e' la tua scelta di non voler mostrare agli altri la tua arte, ma se tu avessi avuto un altro atteggiamento di certo non saresti qui ad insegnare a noi e ad averci scelto come tuoi allievi. Grazie
"La pittura è come la vita ci saranno tele strappate, buttate, altre recuperate come i momenti della vita, ma ce ne saranno altre indimenticabili come tanti attimi della nostra vita."
Anna Fabiani
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