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ARGOMENTO: La tomba dei 300

La tomba dei 300 23/05/2020 15:34 #8937

  • Antonello Argiolas
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:) POSTFATTO
che mi piacesse la storia lo capii tempo dopo. A scuola mi pesava il fatto di doverla studiare per dovere. Anche se poi una volta davanti ai libri, senza rendermene conto, mi immergevo interessato nella lettura.
La storia: un grande puzzle a tre dimensioni. Ogni pezzo deve trovare un incastro temporale, geografico e culturale con quelli vicini. Caso contrario l’archeologia rimarrebbe solo un vocabolo della lingua italiana.
Leggendo un romanzo storico di uno scrittore straniero, ambientato nell’antico Egitto, mi imbatto per la prima volta davanti a un popolo guerriero e straniero in quella terra. Si trattatava dei guerrieri “Shardana”. Incuriosito dall’assonanza di questo nome con la mia Sardinya nonché dal nome del capo di questi guerrieri che era stato chiamato dallo scrittore con il nome esatto di un paese Sardo e precisamente Serramanna, e non in ultimo dal periodo storico in cui il romanzo era ambientato che coincideva esattamente con il periodo della “civiltà nuragica” decisi, alla fine del libro, di trovare riscontri in “domu mia”. È così che ho scoperto la vera storia della mia terra, della sua nota civiltá, e della importanza che ha avuto nel contesto più generale delle vicende storiche del mediterraneo di quei tempi. Giusto per chiudere questa parentesi, non tutti sanno, e finalmente adesso viene scritto anche nei testi scolastici italiani, che la civiltà nuragica è stata la prima civiltà sviluppatasi nella penisola italica. Dopo circa 200 anni di italianità non hanno più avuto vergogna ad ammettere che proprio da quella terra arretrata e dedita alla pastorizia, stereotipo su cui proiettare le proprie vanità, è sorta la più antica civiltà che gli italiani stessi possono vantare. È certo che intorno al 1800 avanti cristo era già esistente, ma non si sa bene quando possa avere avuto inizio. Se a qualcuno questo può sembrare strano vi dico solo che siamo nell’età del bronzo e che in Sardegna, tra le tante risorse minerarie, si trovano sia miniere di rame che di stagno (rame +stagno= bronzo).
Continua ..,,,,
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La tomba dei 300 23/05/2020 16:34 #8938

  • Antonello Argiolas
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Perciò se non c’è da stupirsi dei grattaceli di Dubai in mezzo al deserto non ci si deve stupire neanche dei 7000 nuraghi accertati in sardegna. Costruzioni a secco costruite con massi ciclopici che nei casi più significativi raggiungevano l’altezza di un palazzo di sette piani.

Un cinque anni fa, navigando in internet su siti varii mi ritrovo in uno abbastanza noto da noi per gli amatori di archeologia. Il sito si chiama “Sardegna sotterranea”.
Rimango colpito da un titolo di un articolo, ma soprattutto è guardando la foto che mi sento mancare l’aria. Si tratta di un cavalcavia sulla strada più importante della sardegna e a questo cavalcavia era stata aggiunta un’ulteriore campata in cemento armato per salvaguardare una tomba che altrimenti sarebbe stata sotterrata dai rilevati stradali in terra.

Nell articolo si parlava di questa tomba di cui poco e niente si sapeva e tra i vari commenti del web qualcuno lamentava il fatto che avendo costruito una struttura in cemento armato per salvaguardarla doveva pur esserci qualcuno che avrebbe potuto sapere. Trovare quel qualcuno li nel web e in quel momento sarebbe stato veramente come trovare un ago nel pagliaio.
Incominciai a tremare dall’ emozione. Avevano trovato l’ago nel pagliaio: “ ero io “.
Incomincia a scrivere di getto tutto quello che avevo vissuto intensamente tra il 1984 e il 1987 che mi legava a quella tomba e che qui sotto vi riporto integralmente senza correzioni e perciò con tutti gli errori di italiano così come lo pubblicai. Questa mia pubblicazione ebbe poi dei seguiti in quanto è stata ripresa è citata più volte in altri siti e in una una rivista web di archeologia. Nonché fu fatto anche un servizio video sulla tomba in cui venivo ringraziato per la mia testimonianza scritta. Sono stato anche contattato da un noto giornalista di archeologia sarda che avrebbe voluto intervistarmi ma poi essendo a Milano la cosa è finita lì anche se ci eravamo salutati con l’intento da parte sua di intervistarmi in video chiamata,
Ecco la mia testimonianza, come la vissi:
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La tomba dei 300 23/05/2020 16:41 #8939

  • Antonello Argiolas
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LA TOMBA DEI 300 (di Antonello Argiolas)

Nel 1984 iniziai come tecnico di cantiere i lavori di ampliamento della ss 131 dal km 14+750 al km 18+100. I lavori prevedevano anche la costruzione di n. 2 cavalcavia. Uno era quello della foto. Da mesi erano iniziati i lavori e fino a quel momento nulla era mai emerso dai normali scavi stradali. Ma come sanno fare i cercatori d'oro o di petrolio, anche la Soprintendenza archeologica sa dove trovare il suo greggio.
Quel giorno, fino a quel momento, era stato come tutti gli altri. Mi trovavo a dare istruzioni a un operatore di pala cingolata per asportare lo strato di coltre vegetale su una collinetta dove avremmo dovuto costruire le rampe e il cavalcavia in questione. Si fermò sul ciglio della strada una macchina e chi la conduceva mi si avvicinò presentandosi come assistente del prof. Giovannino Ugas, della Soprintendenza archeologica. Mi disse di continuare tranquillamente il mio lavoro. Nel frattempo, da un acquitrino a due passi da lì, si procurò delle canne e ricavatene dei picchetti incominciò a piantarli qui e lá sul terreno ormai ripulito dall'erba. "Scusi, ma perché pianta quei picchetti ?" Chiesi. "Con molta probabilità sotto ogni picchetto potrebbe esserci una tomba",mi rispose. E mi spiegò anche il perché. Poi dopo ore di lavoro aggiunse che da quel momento dovevo ritenere sospesi i lavori in quell'area. Ci impiegai poco a capire che ci tenevano d'occhio da tempo e non aspettavano altro che intervenissimo il quella specifica zona perché sapevano già che avrebbero potuto trovare proprio lì il loro greggio. E infatti fu così. L ANAS finanziò i lavori archeologici e la soprintendenza potè iniziare la sua campagna di scavo. I lavori durarono molto tempo.
Osservando bisturi, scopette, setacci, disegnatori, antropologi, potei soddisfare la curiostà dei miei giovani occhi seguendo l'avanzamento dei lavori e delle ipotesi che man mano si montavano e smontavano a secondo dei casi e dei ritrovamenti che emergevano. Chiaramente gli archeologi non proferivano parola, osservavano e andavano via. Gli operai, invece, che avevano la schiena china tutto il giorno sugli scavi, ogni tanto lasciavano trapelare qualcosa della loro arte e dei reperti che magari erano già stati portati via in tutta fretta in soprintendenza. Qualche volta capitai lì al momento giusto. Potei così godere di alcuni curiosissimi corredi funerari che ridavano vita nella mia mente a quelli scheletri così antichi quanto vicini per animo.

Evidentemente l'archeologo Giovannino Ugas aveva saputo scegliere bene il suo collaboratore. Infatti sotto quasi tutti quei picchetti, da lui infissi apparentemente alla rinfusa, furono rinvenute altrettante tombe, sepolture, nonchè quelle che dagli esperti sentivo chiamare "sacche nuragiche".
Nonostante il duro impegno nella costruzione della strada, quando passavo lì vicino non mancavo mai di avvicinarmi agli scavi. Per le maestranze archeologiche oramai ero diventato di casa, " novità ?" Ero solito chiedere. Devo dire che quello che mi fu detto fu detto con attento riserbo. E non so neanche se mi fu raccontato tutto sui reperti che effettivamente furono rinvenuti.
La superficie interessata dagli scavi ad occhio non superava i 1000 mq.
Le prime e la maggior parte delle sepolture rinvenute erano di tipo singolo, e senza un particolare ordine planimetrico. Consistevano nel modo più semplice e/o povero di seppellire un corpo. Dopo aver scavato una buca nel terreno, Il defunto veniva adagiato all'interno in posizione rannicchiata su un lato, poi ricoperto di terra. Questa particolare posizione era chiamata dagli esperti "Posizione Fetale".
Lo scavo archeologico della sepoltura avveniva invece a piccoli strati successivi e ogni strato documentato. Lo scheletro iniziava a comparire come spesso vediamo fare con i dinosauri. La terra man mano asportata veniva depositata in prossimità dello scavo fino a formare un piccolo cumulo. Successivamente veniva passata minuziosamente tutta al setaccio. E grazie a questo lavoro che un frammento piccolo come metá di uno stuzzicadenti e incrostato da potersi confondere facilmente con la terra poteva essere ripulito per presentarsi definitivamente ed essere catalogato per quello che era: " FORCINA PER CAPELLI ". Ricordo che in altre sepolture furono rinvenuti come corredi funerari vari tipi di vasellame.
Un giorno fui più fortunato. Capitai lì mentre era stato appena rinvenuto un singolare reperto. " Di cosa si tratta ?" Questa é la domanda che mi fu rivolta mentre mi avvicinavo a loro e contemporaneamente mi veniva mostrata con estrema cura e dolcezza una terracotta. " una piccola brocca" risposi di getto. "Guardala bene, cosa é ? Guarda questo !!!!" . Mi fu indicata una piccola protuberanza che si trovava in corrispondenza della parte alta della pancia della brocchetta. Questo capezzolo non era più grande di mezzo dito medio e aveva un forellino passante che partiva dalla punta fin dentro la brocca. Dovettero dirmelo, non ci sarei mai arrivato. Non ricordo, ma forse non sapevo ancora che era stato recuperato vicino allo scheletrino di un infante. Si trattava di un BIBERON d'altri tempi.

Non saprei dirvi quale sia la tecnica migliore per pescare le anguille. So per certo però, come ne pescammo una noi in cantiere. Eravamo intenti a scavare una piccola porzione di terreno per allargare la strada esistente. Arrivati a ridosso dell'acquitrino che si trovava ai piedi della collinetta oggetto degli scavi archeologici, l'escavatore affondò ancora la benna, questa volta però scomparve nella torba. Quando rispuntò fuori alta, con il suo carico di terra nera grondante d'acqua, a cavallo dei dentoni d'acciaio faceva bella mostra un'anguilla enorme. Una così grande non l'ho più rivista in vita mia. Sarà stata un metro di lunghezza o forse più. Lucente di un verde chiaro fluorescente che sfumava al giallo nel ventre. Cosa c'entra questo con l'archeologia lo pensai tempo dopo, collegandolo a un'altro fatto. Nel frattempo i lavori archeologici continuavano.
Di cosa si nutrivano i nostri antenati? Domanda stupida. Però fa un certo effetto immaginare che una piccola comunità, forse una famiglia, tantissimo tempo fa avesse consumato in prossimità delle tombe un'abbondante pasto di arselle. Forse per non attirare vespe, api, o altri insetti fastidiosi fecero un fossetto per terra grande come un secchio e vi riversarono dentro i gusci avanzati. Quando fu rinvenuto gli operai mi dissero trattarsi di una cosiddetta "SACCA NURAGICA".
Chissà se poi si chiamano veramente così. Non posso escludere che qualche operaio comune, per sentirsi importante ai miei occhi, estendesse terminologie sentite dagli archeologi a situazioni non appropriate. Comunque il ritrovamento di questi gusci lo collegai all'acquitrino a due passi da lì e logicamente al capitone che pescammo con l'escavatore. Una riflessione del tutto personale, s'intende' ma la presenza dell'acquitrino ricco di alimenti poteva giustificare la presenza dell'uomo nei d'intorni in vari periodi e perciò la necropoli con sepolture e tombe di epoche diverse.
Infatti, oltre alle sepolture singole effettuate direttamente su terreno, furono rinvenute anche delle vere e proprie tombe.

Sono passati ormai 30 anni da quei giorni. I ricordi sono un po offuscati e
non rammento più quante tombe a manufatto emersero. Due però me le ricordo con certezza, forse per la loro particolarità rispetto alle altre. Erano infatti tombe collettive.
La prima era di pianta regolare. Muratura perimetrale in pietra. La copertura ricavata con pietroni a lastra grossolana posati inclinati uno contro l'altro come si può fare con due carte da gioco. Nell'insieme aveva tutta l'aria di una piccola casetta tipo quelle di cartone con cui giocavano una volta i nostri figli, anche se più grande. Chiaramente tutto era sottoterra e durante lo scavo la prima cosa che emergeva era la copertura. Una tra le prime pietre rinvenute in copertura era inconfondibilmente lavorata dall'uomo. Scavata in modo regolare al modo di una vaschetta per la raccolta dell'acqua o di piccolo abbeveratoio, e probabilmente lo era stato. Non ricordo se fosse di calcare o arenaria, ma era una pietra eccessivamente porosa da sembrare una grossa spugna. Probabilmente proprio perché non tratteneva più l'acqua, i nostri antenati decisero di riutilizzarla per la costruzione della copertura della tomba. Dicevo prima che questa era la prima tomba collettiva messa in luce in questo sito. Il numero dei corpi, se la mente non mi inganna, era di 13. Gli scheletri vennero trovati come solito in vari strati successivi. Negli angoli all'interno della tomba furono trovati un certo numero di crani raccolti vicini tra di loro. Questo particolare testimoniava che i corpi furono seppelliti in tempi successivi. Evidentemente capitò che per seppellire un corpo si rese necessario creargli dello spazio tra i resti di precedenti morti. Alcuni crani, essendo la parte più voluminosa, vennero perciò spinti negli angoli della tomba prima di inserire il nuovo defunto.

Gli addetti agli scavi, in generale, non sembravano particolarmente colpiti da tutto quello che fino a lì era stato messo in luce. Evidentemente per loro era di routine. Ma a pochi metri di distanza da questa tomba ne avrebbero scavata un'altra che risollevò all'improvviso il loro interesse.
Si trattava di un'altra tomba collettiva. Si capì subito che era decisamente più importante della precedente, se non altro per le sue dimensioni. Sarà stata lunga dai 3 ai 4 metri e larga forse 1,80. Anche questa era confinata perimetralmente da una muratura in pietra calcarea di forma planimetrica leggermente ad ellisse. La profondità era ancora tutta da scoprire.
Le dimensioni della tomba in relazione al numero degli scheletri visibili, già dal primo strato di scavo, erano sufficienti a catturare l'attenzione e la curiosità di ogni persona che a vario titolo capitava lì. In piedi, e guardando verso il basso, tutti non riuscivano a far altro che rimanere ammutoliti. Così rimasi anch'io.
Gli addetti ricurvi sullo scavo con cazzuolini, scopini e altri attrezzi, avevano messo in luce dalla terra quella che a prima vista appariva come una impenetrabile giungla di ossa.
Quasi per caso presi di mira un teschio e scendendo con la vista attraverso la colonna vertebrale percorsi interamente il suo scheletro fino a tutte le periferie. In mezzo a tutti gli altri mi apparve infine chiaro questo corpo. Feci lo stesso esercizio con gli altri scheletri vicini e così via, finché tutto quello strato di ossa disordinate si trasformò chiaramente nelle sagome dei corpi deposti. Avevo davanti a me la stessa vista che un nostro antenato, secoli e secoli fa, lasciò alle sue spalle dopo aver deposto l'ultimo defunto.
Gli scavi continuavano lentamente. Finito uno strato si passava a quello successivo come si gira la pagina di un libro. Il numero dei defunti aumentava inarrestabile, 10, 20, 30, 40, 50,....100,...150....200 .. e ancora si scavava. Il computo avveniva in modo incrociato. Si contavano distintamente i teschi e i bacini, rispettivamente con numeri e lettere. Ricordo che a un certo punto il conteggio non tornava; il numero dei teschi non coincideva più con quello dei bacini. Non saprei dirvi il perché, tantomeno venni a conoscenza delle risultanze finali del computo.
Non ricordo se gli scheletri fossero in prevalenza maschi o femmine. Ma tra tutti, quello che mi é rimasto impresso era certamente di una donna, al punto che ancora oggi l'ho davanti agli occhi.
Il suo corpo era stato deposto supino, le braccia distese sui fianchi risalivano con gli avambracci verso l'addome. E lì, le mani, con i palmi simmetricamente rivolti verso il ventre sembravano proteggerlo. Sotto le mani giaceva rannicchiato uno scheletrino interamente ben formato. Era talmente piccolo che il cranio non era più spesso di un guscio d'uovo. Infatti risultava schiacciato in mille pezzi non avendo sopportato il peso sovrastante. Questa vista toccò profondamente tutti. La donna era sicuramente deceduta, e con lei il suo piccolo, in stato di gravidanza avanzata o forse di parto.
Fin dall'inizio, vista la quantità degli scheletri che andava aumentando, il tema conduttore dello scavo era diventato il " Mistero ".
Io ricordo oltre 200 scheletri ma ho letto in un post che si raggiunsero addirittura i 292.
Si trattava di un'epidemia, di morti in battaglia o cos'altro?

Purtroppo le analisi necessarie a risolvere il mistero sarebbero tante, multidisciplinari e sopratutto di valenza scientifica. Sicuramente il Direttore degli scavi, l'archeologo Giovannino Ugas, avrà pubblicato o quantomeno effettuato una relazione finale con scientifiche conclusioni. Rimando perciò la vostra ricerca presso gli istituti competenti.

Per quanto mi riguarda ho voluto raccontarvi i miei ricordi. Volutamente ho tralasciato di citare datazioni o altro relativamente a reperti e tombe. Questo per non incorrere nei classici errori del profano di turno che si cimenta in campi non suoi. E non escludo che, nonostante questa cautela, non possa averne commessi.

Però, tra i tanti interrogativi che mi posi a uno avrei potuto trovare risposta autonomamente. Il quesito era questo: se la causa fosse stata un'epidemia o si trattasse di morti in battaglia, sarebbero potuto starci in un sol momento 292 morti all'interno di una tomba di queste dimensioni ?

Se si riempisse una vasca d'acqua fino all'orlo e poi si immergesse un corpo, mediamente la quantità di acqua tracimante sarebbe di circa 90 litri, ovvero 0,09mc.
Perciò mc 0,09 * 292 corpi= mc 26 (volume specifico). Questo volume andrebbe maggiorato degli spazi vuoti che certamente si verrebbero a creare tra i corpi a contatto. Stimo perciò in modo restrittivo un aumento del 20% sul totale. Si otterrebbero così circa 31 mc ( volume totale necessario per farci stare 292 morti)

Considerando la tomba lunga circa mt 4,00 e larga 1,80 la sua superficie risulterebbe di mq 7,2.

Dividendo mc 31/mq 7,2 = mt 4,30 (altezza che avrebbe dovuto avere la tomba per contenere 292 morti deposti nello stesso periodo).

Non ricordo esattamente le misure della tomba, ma anche se fosse stata leggermente più lunga e più larga sicuramente non raggiungeva i 2,00 mt di altezza, anzi forse non arrivava a 1,60 mt. Altezza decisamente inferiore a quella necessaria di oltre 4 metri.

CONCLUSIONE
I morti furono deposti in tempi successivi abbastanza distanti tra loro da permettere nel frattempo la diminuzione del volume dei precedenti defunti. Caso contrario lo spazio non sarebbe risultato sufficiente a contenerli tutti. A mio giudizio perciò non si trattò nè di epidemia (leggi unica epidemia) ne tantomeno di morti in battaglia ( leggi unica battaglia).

Alla fine degli scavi fu costruita un ulteriore campata del cavalcavia per salvaguardare la tomba. Tante altre dopo essere state ben documentate furono reinterrate e finirono sotto i rilevati stradali.

Antonello Argiolas
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La tomba dei 300 23/05/2020 19:54 #8940

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:) Grazie molto interessante la tua memoria su questi fatti.

Se ti interessi di questi argomenti, anche Minorca ha una storia preistorica estremamente affine alla Sardegna. E' molto probabile che vi furono scambi fra le isole, sta di fatto che qui si osservano numerosissimi resti megalitici di una cultura che viene chiamata talayotica che in una fase iniziale (contemporanea a cio' che avvenne in sardegna) vide la costruzione dei Talayots ovvero dei nuraghe! vedi qui:

es.wikipedia.org/wiki/Talayot

Ne abbiamo circa 300, alcuni ancora usati dai pastori, i piu' antichi sono molto piu' larghi di quelli sardi, ma molto piu' bassi. Spessissimo sono fatti di massi ciclopici.
Abbiamo poi la famosa Naveta des tudons che e' una sepoltura collettiva in pietra megalitica a forma di barca capovolta, fuoriterra. Conteneva i resti di 100 persone inumate appunto in fasi successive, si stima almeno per un paio di secoli, appunto facendo posto ai nuovi cadaveri riunendo le ossa di quelli piu' vecchi. Oggi tutte le rovine talayotiche sono state ripulite e sono tutte visitabili.
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La tomba dei 300 23/05/2020 22:58 #8941

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:) si, Alessandro. I contatti tra tutti i popoli del mare, così gli storici hanno chiamato le genti che si affacciavano sul mediterraneo, sono certe. Innumerevoli sono le imbarcazioni in bronzo rappresentate dai nuragici nella loro arte. Imbarcazioni di tutti i tipi. Tutte a vela. Barche piccole e veloci. Imbarcazioni medie. Imbarcazioni di grossa stazza (per l’epoca) con addirittura carichi di animali tra cui scimmie. Questo testimonia quanto i commerci arrivassero lontani. Lingotti di bronzo sardo sono stati rinvenuti in mare nelle coste greche. Sui lingotti era addirittura stampigliato come identificativo il pugnale a elsa gammata. Lo stesso pugnale che si ritrova in tutti i bronzetti nuragici guerrieri,
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La tomba dei 300 23/05/2020 23:07 #8942

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:) Non solo si commerciava, intorno al 1200 avanti cristo, i popoli del mare, per motivi di geopolitica commerciale che gli accomunava partirono con una sorta di alleanza, alla volta del Libano e entrando nel cuore dell’impero ittita, che decadde. I popoli si spinsero fino in Egitto( battaglia di Quadesh) .Alcuni storici attribuiscono a questo evento l entrata in Terra promessa del popolo di mosè che dopo anni di nomadismo, grazie alla caduta dell impero ittita, potè entrare e occupare le terre d’Israele.
Il 1200 a.c. Coincide anche con il punto di massima grandezza della civiltà nuragica. Da qui in avanti incomincio una lenta e graduale discesa fino alla sudditanza ai cartaginesi. Evidentemente fu proprio questo cambiamento economico (crisi) del 1200 a.c. In tutto il mediterraneo che spinse i popoli del mare ad attaccare l’impero ittita. Evidentemente era la causa della crisi,,
Ultima modifica: 23/05/2020 23:25 da Antonello Argiolas.
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